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Se i profeti irrompessero Novembre 2, 2008

Inviato da Marco in : Letture e scritture, Tentazioni metafisiche, Zen da taschino , 3 commenti

Se i profeti irrompessero
per le porte della notte,
incidendo ferite di parole
nei campi della consuetudine,
riportando qualcosa di remoto
per il bracciante
che da tempo a sera ha smesso di aspettare.

Se i profeti irrompessero
per le porte della notte
e cercassero un orecchio come patria.
Orecchio degli uomini
ostruito d’ortica
sapresti ascoltare?

Nelly Sachs (Se i profeti irrompessero, 1949)

La verifica di fine giornata Settembre 10, 2008

Inviato da Marco in : Divulgazione, Fisica, Politiche della ricerca, Scienza e dintorni, Tentazioni metafisiche , 81 commenti

Giornata campale oggi. Essendomi venuta la splendida idea di bloggare lo startup di LHC dal di dentro, ho incrementato miracolosamente il numero di accessi a queste paginette (e ridotto pericolosamente il tempo dedicato alle cose serie), il che la dice lunga sul potere - benigno  e maligno - della rete. Sono successe cose a limite del credibile, alla fine c’era gente che si scambiava gli indirizzi nei commenti! Gente, se finisce che vi sposate voglio una bomboniera, neh? :-)

A parte la valanga di complimenti (grazie a tutti, sul serio. Non sono sicuro di meritare), le minacce a Oliver (nell’acceleratore con gli occhialoni? Perché no? Visto come sta diventando indisciplinato gli starebbe bene) e i dettagli tecnici, nei numerosissimi commenti ai post di questi giorni ci sono domande a cui mi piacerebbe riuscire a rispondere, discorsi interessanti che andrebbero continuati, e provocazioni che meriterebbero un po’ di tempo (e in certi casi anche un po’ di nerbate sulla schiena).

Prima di collassare dalla stanchezza provo a riassumere e organizzare, più che altro per mettere ordine tra le idee (ovvero, non vi aspettate un post domani!):

P.S. mi rendo conto che il titolo del post è estremamente scout. Ci sono abitudini che è difficile perdere.

Benché siano con voi, non vi appartengono Febbraio 1, 2008

Inviato da Marco in : Famiglia, Tentazioni metafisiche, Zen da taschino , 1 commento finora

I vostri figli non sono vostri figli.
Sono figli e figlie del desiderio ardente
che la Vita ha per se stessa.
Essi vengono per mezzo di voi,
ma non da voi.
E benché siano con voi,
non vi appartengono.

Potete dar loro il vostro amore
ma non i vostri pensieri,
poiché essi hanno i loro pensieri.

Potete dar alloggio ai loro corpi,
ma non alle loro anime,
poiché le anime
dimorano nella casa del domani,
che voi non potete visitare
nemmeno nei vostri sogni.

Potete sforzarvi di essere come loro:
non cercate però di renderli come voi.
La vita, infatti, non torna indietro
né indugia sul passato.

Voi siete gli archi
dai quali i vostri figli
come frecce viventi son lanciati.
L’arciere vede il bersaglio
sul sentiero dell’infinito
e vi piega con la sua potenza
perché le sue frecce
volino veloci e lontane.

Lasciatevi piegare con gioia
dalla mano dell’Arciere;
poiché come egli ama la freccia che vola
così ama pure l’arco che è ben saldo”.

“I figli”, Khalil Gibran

Dove va lo scoutismo? Dicembre 1, 2007

Inviato da Marco in : Famiglia, Scoutismo, Tentazioni metafisiche, Vita di frontiera , 5 commenti

scoutisme_laic_2007.jpgUn paio di settimane fa, tornando a casa da un giretto per Ginevra, ci siamo imbattuti in questo manifesto: apparentemente gli scout locali, in occasione del centenario mondiale del movimento, hanno sentito il bisogno di provare a combattere i pregiudizi che ne danneggerebbero l’immagine con una campagna pubblicitaria in piena regola. Tre i messaggi: lo scoutismo è un movimento laico (nonostante non rinunci a educare alla dimensione spirituale della persona), è impegnato per la pace (a dispetto di uniformi e formazioni che sembrano spesso paramilitari ai profani), è una scuola di responsabilità e impegno in prima persona (anche se ci sono “capi” e strutture che sembrano gerarchiche).

Allora, diciamolo, i manifesti sono bruttini, e anche la scelta di fare una campagna che contrappone negazioni e affermazioni (perché ci definiamo più spesso per quello che non siamo, piuttosto che per quello che siamo?) non è proprio felicissima. Però bisogna dare atto a questi fanciulli di essere stati coraggiosi, soprattutto sulla componente religioso-confessionale. D’accordo, gli scout ginevrini sono per statuto un’associazione laica e aconfessionale, un po’ come il Cngei in Italia. E ospitando Ginevra un miscuglio di popolazioni, il meticciato culturale è d’obbligo nelle associazioni o si rischia facilmente il ghetto nazional-linguistico. Però l’iniziativa mi è sembrata interessante in generale, anche - soprattutto! - per chi come me viene da un’associazione scout con un’appartenenza ecclesiale dichiarata come l’Agesci. Può esistere uno spazio (progettuale, progettato) per un dialogo (ecumenico? Inter-religioso? Semplicemente rispettoso e aperto?) che garantisca dignità a scelte e cammini diversi (e magari anche a nessun cammino…) in un’associazione scout che professa un’adesione religiosa primaria? La mia esperienza personale negli anni passati è sempre stata positiva in questo senso, ma ho visto le cose evolvere, e generalmente in modo negativo. Estremizzando un po’ mi viene da chiedere: professarsi aderenti in toto a un cattolicesimo ultra-ortodosso e filo-vaticanista come l’Agesci ha tendenza a fare oggi non è in contrasto (perbacco, persino teologicamente!) con un’ideale (certamente scout!) di fratellanza e di mutuo riconoscimento della validità delle esperienze spirituali altrui? Cosa sarebbero gli scout - chessò - di Israele, tunisini, indiani o semplicemente di Ginevra? Compagni che sbagliano?

missoni_rowerway_200px.jpgNegli stessi giorni di inizio Novembre si consumava a Ginevra la crisi istituzionale del Wosm, con la defenestrazione forzata del segretario Eduardo Missoni dopo le minacce di taglio del supporto finanziario da parte dei Boy Scout of America. Se siete interessati alla storia, Irene l’ha coperta per Vita (e in italiano non si trova molto altro, perché dal punto di vista della capacità di comunicare gli scout nostrani sono reattivi come bradipi), e potete trovarne una cronologia sullo stesso sito di Missoni. Di tutta la vicenda quello che mi ha fatto accendere una lampadina nel cervello sono state queste due dichiarazioni a caldo, la prima di Missoni stesso al Corriere della Sera a proposito del presunto “golpe”:

Negli ultimi anni abbiamo puntato sui temi della pace e dell’ambiente. Non solo divertimento per i nostri ragazzi, ma anche impegno sociale. Negli Stati Uniti, invece, prevale l’aspetto puramente ricreativo.

e poi quella di Chiara Sapigni, presidente della Fis, intervistata a riguardo delle faccenda:

Il movimento scout deve guardarsi allo specchio ed affrontare i cambiamenti in corso, ovvero la crisi che attraversa nei Paesi ad alto reddito e l’enorme successo che raccoglie in quelli in via di sviluppo.

A prescindere dallo specifico della crisi del Wosm, dai ricatti monetari degli americani e dagli eventuali errori e presenzialismi di Missoni, la questione veramente in gioco mi sembra questa: che cosa sta diventando lo scoutismo, ne esiste ancora un’idea condivisa? Ovvero, in particolare: lo scoutismo è (ancora) un’esperienza di crescita, che punta a educare cittadini capaci di essere attori di un cambiamento sociale (che è come io l’ho sempre vissuto e interpretato, come Missoni lo vede, e come lo si sperimenta certamente oggi nei paesi in via di sviluppo), o è diventato soltanto un’altra associazione ricreativa tra le tante, dove giovani benestanti possono vivere una qualche avventurina ben protetta?

In fondo mi sto chiedendo: a quali agenzie educative altre che la famiglia e la scuola potremo scegliere di affidare i nostri figli domani? (Si sente tanto che sto per diventare papà?)

Metafisica sotterranea Aprile 3, 2007

Inviato da Marco in : Scienza e dintorni, Tentazioni metafisiche , 15 commenti

Venerdì scorso ho accompagnato un gruppo di studenti di un liceo toscano, ultimo e penultimo anno, a visitare ATLAS. Ci sono meccanismi particolari con cui un gruppo numeroso si divide naturalmente nei sottogruppi che accompagniamo nella visita: in generale, se gli insegnanti non ci mettono becco, l’ultimo sottogruppo si forma con gli avanzi degli altri, per contrarietà e obbligo, e contiene gli scazzati esistenziali, quelli che non volevano venire, quelli che “la fisica mi fa schifo” e “tanto non capisco/non serve a niente”, e così via. Se le cose vanno bene gli addormentati sono solo una frazione del gruppo e c’è speranza di salvezza, magari facendo leva sulla grandiosità degli esperimenti, o una qualche curiosità tecnologica, o sulle domande misteriose che la fisica delle particelle si pone. Nella peggiore delle ipotesi quasi tutto il gruppo risuona sulla stessa frequenza di disinteresse, e allora è molto dura. Venerdì mi è capitato un gruppo così. Mica mi lamento, e non è che non mi sia impegnato. Ma per intenderci sullo stile: gente che andava e veniva mentre parlavo come se non ci fossi, chicchiericcio continuo di sottofondo su chissà quale interessantissimo gossip, la maggior parte non ha nemmeno voluto salire sulla passerella per guardare giù nel pozzo di ATLAS dalla superficie. Troppo noioso, forse. Occhio spento e viso di cemento.

L’unica (giuro!) domanda che il più interessato della mandria mi ha finalmente fatto davanti ad ATLAS è suonata più o meno così: “gli scienziati sono per la maggior parte atei?”. Bella domanda. Che cosa ho risposto? Più o meno quel poco che so, e quello che penso. Ovvero che, perlomeno in Italia, la percentuale di persone che si professano atee e agnostiche è in generale più alta tra gli scienziati che nella media della popolazione. Che non ho idea se queste percentuali siano diverse tra paese e paese, immagino di si (il collega che mi accompagnava sembrava convinto di una maggior religiosità degli scienziati orientali, chissà), ma che in genere la tendenza è più o meno la stessa. Che la ragione principale è che gli scienziati sono scettici per formazione, e dunque in generale fanno fatica a conformarsi a una visione dogmatica del mondo, specie se il dogma sconfina nei campi che non gli competono (e lo fa, accidenti se lo fa! Facendo male in primo luogo a se stesso, peraltro…). Ma soprattutto, che la scienza si occupa per mestiere di domande che si raccolgono piuttosto nella categoria dei “come”, mentre è compito della metafisica esplorare i “perché”. E che dunque, a voler essere completamente onesti, la scelta di essere atei, agnostici, dubbiosi, ferventi o invasati rimane piuttosto personale, a prescindere dal mestiere che facciamo. Ma qui, cappero, la discussione si faceva dura, bisognava affrontare il problema della demarcazione di popperiana memoria, e il fanciullo ha ceduto. Li ho riportati in superficie, non ce la facevano più senza una sigaretta.