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Forse la fine non è ancora stata scritta Ottobre 27, 2008

Inviato da Marco in : Geek attitude, Letture e scritture, Vita di frontiera , 7 commenti

Ieri mattina, camminando nel bosco con Oliver, mentre ero immerso in tutt’altri pensieri - e masticavo le poesie di Nelly Sachs, compagne di queste mattine umide in giro con la bestia - mi sono imbattuto per caso in una casa sull’albero. Abbandonata. O no?

In uno strano processo mentale che rasenta le madeleine di Proust, di colpo mi sono sentito come dentro Riven, molti anni (e molti megabyte di RAM) fa.

Ah. Forse la fine non è ancora stata scritta.

Luccicante, argentato e con un logo di frutta Ottobre 8, 2008

Inviato da Marco in : Geek attitude, Life hacking , 45 commenti

Chi mi conosce di persona sa che sono un tipo piuttosto ordinato. Diciamo che di solito assomiglio al coinquilino efficiente che tutti vorrebbero avere (metto a posto persino dentro il frigo, o lascio dei post-it al me stesso del futuro per le situazioni critiche, tipo: se, in occasione di un controllo fiscale a sorpresa, stai cercando qui le fatture delle piastrelle del bagno comprate nel 2003, sappi che le hai spostate nel folder con le dichiarazioni dei redditi del 2004 a causa delle deduzione dell’IRPEF. Tuo, Marco ‘04), e se sono molto stanco rasento invece l’ossessivo compulsivo.

Chi mi conosce bene sa anche che nemmeno troppo in fondo sono un geek (che dire nerd fa molto anni ottanta, occhialoni con lo scotch e disadattamento sociale, e per fortuna ho superato quello stadio - il disadattamento e gli anni ottanta - in seconda media ), dunque sto leggendo con avidità la serie Decluttering for Geeks. Che ci prende dannatamente bene, perlomeno per quanto riguarda i computer. In particolare è qualche giorno che rimugino su questo passaggio:

Come la matematica e la ginnastica femminile, l’autocostruzione  di computer è un gioco da giovani. Sebbene il vero fanatico potrebbe mantenere questo hobby per decenni, il geek tipico di solito si stufa intorno ai 30 anni. Di colpo la risoluzione di problemi di surriscaldamento o la ricerca affannosa di driver misteriosi sulla rete diventa… meno divertente. Il punto è che hai raggiunto l’età in cui il tempo comincia a significare denaro. Forse è perché guadagni di più, o forse perché inizi a sentire la gelida mano della morte avvicinarsi. In entrambi i casi, la smetti. Ti compri un Computer Di Marca, possibilmente uno che sia luccicante, argentato e con un logo di frutta. All’inizio ti senti colpevole, persino sporco. Poi ti passa.

Acc. E’ tutto vero. L’ultima volta che ho dovuto ricompilare un modulo per il kernel del mio laptop, ecco, lo ammetto, mi è sembrata proprio una perdita di tempo. Persino una scocciatura. E in effetti ho passato la trentina. E il mio portatile attuale sta per tirare le cuoia. E non userò mai sistemi operativi sviluppati dalle parti di Redmond. E voglio un sistema UNIX. Non mi sembra di avere molte alternative, e la tentazione cresce. Anche se mi sento gia un po’ colpevole. Poi mi passerà, spero.

Gestire il flusso di informazioni, programmare la prossima mossa Aprile 22, 2008

Inviato da Marco in : Geek attitude, Idee e sperimentazioni, Life hacking , aggiungi un commento

Per finire il mio sproloquio sulla gestione del tempo, dopo aver sbrodolato per bene con la teoria, ecco un ultimo post sulla pratica. Ovvero, su come mi sto organizzando nella vita di ogni giorno per gestire il flusso di informazioni in arrivo, e tenere tutto più o meno sotto controllo. Manco a dirlo, tutto questa roba funziona per me, e funziona adesso: non ci si può bagnare due volte nello stesso fiume, bla bla bla… da prendere con le pinze, dunque.

Posta elettronica. Mi sono fatto convincere da gente come David Allen e Merlin Mann, e - oltre a tenere il mio client di posta elettronica chiuso mentre lavoro - da un po’ pratico l’esercizio zen dell’Inbox Zero. Ovvero, la lettura dei messaggi è seguita immediatamente da una di queste quattro azioni: cancello, archivio, rispondo, metto in attesa. Nessun messaggio o quasi scappa, e alla fine della giornata il mio Inbox è sempre vuoto. Con qualche giorno di pratica diventa una sana abitudine. Il duro è stato iniziare, con più di mille messaggi che bivaccano nell’Inbox, ma ci sono tecniche anche per affrontare questo. Non vi tedio sui dettagli, ma ve lo consiglio caldamente: riti propiziatori prima di iniziare: questo video, questa pagina, o quest’altra.

Feed RSS. L’unica speranza di stare dietro alle molte pagine che mi interessano sono i feed RSS. Usando Firefox (usate un altro browser? Peccato, nessuno è perfetto. Però non lamentatevi…) ho installato Sage e sono piuttosto soddisfatto. Mi porta in casa al mattino le notizie che mi interessano in formato compatto, e mi ha persino permesso si disinscrivermi da due o tre mailing list (in particolare quelle di arXiv: la pagina dei feed è molto più leggibile del messaggio email, e trovo molto più facile scartabellare gli abstract degli articoli e decidere che cosa stampare e leggere). Ci sono ovviamente altre soluzioni altrettanto valide, Google Reader per citare quella forse più famosa.

Segnalibri in ordine, dappertutto: Read it later e Foxmarks. Per evitare la congestione dei miei bookmark uso questa simpatica estensione di Firefox: se una pagina su cui capito mi interessa, ma non ho tempo di leggerla immediatamente, la archivio al volo come “da leggere poi”; Read it later permette di farlo con un unico click su un bottone apposito, e il bookmark finisce automaticamente in una cartella speciale. C’è secondo bottone per ripescarla velocemente: una volta letta, se non c’e` motivo di archiviarla in modo definitivo, un nuovo click la cancella senza dolore dai segnalibri temporanei. Questo, insieme a Foxmarks che sincronizza i miei segnalibri permanenti su tutti i computer che uso, tiene i miei riferimenti in ordine come una biblioteca ordinata. Anche per questo esistono naturalmente soluzioni alternative (e.g. Delicious): il concetto rimane lo stesso, tenete in ordine i vostri cassetti.

Roba da leggere, roba da fare, materiale di supporto. Ho una cartellina rossa dove finiscono gli articoli che voglio leggere, appena stampati: me la porto dietro quando immagino di avere un po’ di tempo libero (per esempio in una qualche sala d’attesa), oppure per la mia sessione di studio settimanale in biblioteca. Ho altre cartelline di altri colori per il materiale di supporto dei progetti in corso d’opera (l’articolo che sto scrivendo, l’analisi dei dati da completare, le ricevute dell’assicurazione medica, …). Stanno in ordine, non disturbano, vengono fuori al momento giusto. Banale ma efficace.

Secchielli per idee, appuntamenti e calendari. Non vado mai in giro senza qualcosa con cui scrivere. Anche qui l’idea è semplice: qualunque pensiero, cosa da fare, punto da aggiungere a una lista, o idea da-esplorare-appena-avrò-tempo finisce al volo su carta. Ovvero, giusto per ripeterlo, fuori dalla mia corteccia cerebrale già sufficientemente oberata (e in rapido decadimento!): altrimenti continuerò a perseguitarmi nei momenti meno opportuni. Siccome sono un po’ maniaco di bella scrittura e carta dal buon odore mi tratto bene: ho un paio di penne stilografiche regalatemi anni fa che mi piace proprio usare, e di recente ho scoperto il cahier più piccolo dei Moleskine, che sta giusto giusto in una tasca e ha persino le ultime pagine staccabili in modo da poter disseminare appunti in giro. Le idee raccolte su carta finiscono poi nelle liste di cose da fare, ma di questo parlo tra un attimo. Siccome la carta mi piace proprio, anche la mia agenda è ancora analogica: ho provato un paio di soluzioni digitali (Google Calendar, Lightning) senza appassionarmi veramente, e sono ritornato a un organizer classico.

Liste di cose da fare. Tutti i giorno svuoto i secchielli, ovvero: le idee raccolte al volo sulla carta finiscono sistematizzate in una serie di liste di azioni. Una lista per ogni progetto in corso, come è giusto che sia. Tengo queste liste su dei semplici file di testo, che aggiorno a mano con l’editor di turno (che di solito è emacs, ma se mi capita di lavorare con Win**** uso Notepad++ che è comunque mooooolto meglio del suo fratellino lobotomizzato senza i più più). Ho scelto di usare il formato ASCII per semplicità, interoperabilità, e perché in fondo una lista non ha bisogno di nessuna formattazione. D’accordo, scrivo i miei punti con un po’ di criterio, seguendo uno stile che assomiglia un po’ a una forma di YAML, ma questo giusto per poter di tanto in tanto giocare un po’ con grep (Ah, cosa farei senza grep? :-)). So che esistono programmi complessi per la gestione delle todo list, ma a me sembrano sempre un po’ esagerati: in fondo lo scopo è fare delle cose in modo efficiente, non mantenere delle liste esteticamente piacevoli, no? Se avete bisogno di essere convinti, potreste leggere questo,

E questo è più o meno tutto… per adesso sembra funzionare abbastanza bene. Mi rendo conto che ne è venuto fuori un post lunghetto e parecchio geek. Amen. Se qualcuno dei viandanti che passa di qua ha voglia di condividere la sua cassetta degli attrezzi personale, non esiti.

Rivedere le priorità, ripensare il tempo Febbraio 25, 2008

Inviato da Marco in : Famiglia, Geek attitude, Idee e sperimentazioni, Life hacking, Scienza e dintorni , 7 commenti

L’arrivo di un figlio cambia la vita, e il cambiamento non ve lo vengo mica a raccontare su queste pagine, che è una cosa troppo intima e grossa per chiacchierarne pubblicamente. Epperò ci sono alcune riflessioni legate all’approdo di Giulia che potrebbe valere la pena discutere qui, e ho deciso che per queste farò un’eccezione. Tra le tante, una delle conseguenze di un nuovo membro della famiglia c’è il cambiamento radicale dell’organizzazione del tempo, in particolare di quello lavorativo.

Premessa: Giulia per ora (incrociamo le dita) sembra voler concorrere al premio “neonato modello”: mangia bene e tanto, piange il giusto e lecito e nulla più, ultimamente (ed ha a malapena due mesi) dorme serenamente sette o otto ore per notte: dunque Irene ed io non abbiamo occhiaie pazzesche, io non mi addormento durante le riunioni, e riesco a lavorare circa quanto e come prima. Ma. Ci sono attività che popolavano le mie giornate lavorative che non posso (e voglio!) più permettermi. Nel passato pre-Giulia era abbastanza normale riservare alcune delle attività tipiche del mestiere di ricercatore alle sere o ai weekend, attività che ora non sono più assolutamente all’ordine del giorno. La calma della sera era spesso spazio per la lettura di un articolo stampato all’ultimo minuto prima di uscire dall’ufficio, o alla correzione di un testo, o alle risposte alle email rimaste inevase durante la giornata. Chi scambierebbe una qualunque di queste attività con il bagnetto della propria figlia, il canto della ninna nanna, due chiacchiere con la moglie, il cambio di un pannolino? Non io. Eppure non posso mica smettere di tenermi aggiornato su quello che succede nel caotico mondo della fisica delle particelle, o lasciare che nella mia posta elettronica si accumulino decine di messaggi.

E allora, più o meno dall’inizio dell’anno, ho iniziato a riflettere su come organizzare meglio il mio tempo, rendere più efficienti le mie ore in ufficio, gestire i miei contatti, minimizzare le interruzioni che sembrano inevitabili per chi come me lavora la building 40 del CERN, meta del pellegrinaggio semi-continuo di tutti gli adepti di ATLAS e CMS. A due mesi di distanza, dopo avere visitato parecchi siti web dedicati all’organizzazione del tempo, aver comprato e letto Getting Things Done di David Allen, aver ascoltato un interessante podcast di un fisico dell’MIT sull’argomento, aver rivisto il mio sistema di todo list e fatto una serie di buoni propositi su come spendere e mie giornate al CERN sono pronto a trarre qualche conclusione intermedia. Restate sintonizzati, ce n’è d’interessante anche se non avete (ancora) prole.

LHC come Black Mesa? Novembre 6, 2007

Inviato da Marco in : Geek attitude, Scienza e dintorni , 1 commento finora

Il futuro non è poi così lontano. Qualche giorno fa mi è arrivato questo messaggio:

The access control system for LHC is equipped with a biometric identification system to ensure that only authorized personnel can access the underground areas. The acquisition and registration of the relevant biometric data (iris) for access control purposes is now launched in preparation for the start-up of the LHC.

rou3000.jpgOggi mi sono solertemente presentato a farmi scansire l’iride, e mi sono ritrovato davanti a questa macchinetta (non vi ricorda HAL9000?) Una vocina elettronica mi chiesto di guardare nello specchietto, e poco dopo ha sentenziato: “biometric registration is now complete”. A questo punto ho dovuto provare a passare attraverso una porta dipinta di giallo e nero mostrando il mio occhio, e, mentre la solita vocina confermava “identification confirmed”, con un brivido dalla mia memoria è riemersa la sequenza iniziale di Half-Life. Mi daranno una HEV suit per scendere nel tunnel di LHC? Troverò un grimaldello da qualche parte, nel caso dovesse accadere un incidente come quello di Black Mesa alle prime collisioni? :-)

P.S. Eh? Tutto questo non vi dice nulla? Black Mesa? Un videogioco con protagonista un dottore di ricerca in fisica, un laboratorio nel mezzo del nulla, un esperimento che va male e un sacco di alieni da fare fuori? Gasp, peccato per voi.

P.P.S. Ok, ecco la sequenza iniziale di Half-Life. La prima volta che io l’ho vista ero proprio qui al CERN, con Leonardo cercavamo di ingannare il tempo tra uno shift e l’altro. E, si, volevamo proprio essere come Gordon Freeman (con un Ph.D e un fucile, per intenderci)…

Immagine anteprima YouTube

Semplice è meglio che complesso, complesso è meglio che complicato Ottobre 25, 2007

Inviato da Marco in : Geek attitude, Scienza e dintorni, Zen da taschino , 2 commenti
>>> import this
The Zen of Python, by Tim Peters
Beautiful is better than ugly.
Explicit is better than implicit.
Simple is better than complex.
Complex is better than complicated.
Flat is better than nested.
Sparse is better than dense.
Readability counts.
Special cases aren’t special enough to break the rules.
Although practicality beats purity.
Errors should never pass silently.
Unless explicitly silenced.
In the face of ambiguity, refuse the temptation to guess.
There should be one– and preferably only one –obvious way to do it.
Although that way may not be obvious at first unless you’re Dutch.
Now is better than never.
Although never is often better than *right* now.
If the implementation is hard to explain, it’s a bad idea.
If the implementation is easy to explain, it may be a good idea.
Namespaces are one honking great idea — let’s do more of those!

P.S. Sono reduce da un’affascinante tre-giorni di Python al CERN. Tutti qui. C’è molto da imparare, ma imparare questa roba è piuttosto piacevole. Eh già.

Mia sola alleata è la Forza… Ottobre 24, 2007

Inviato da Marco in : Geek attitude , 2 commenti

… e potente alleata essa è!

yoda_origami_400px.jpg

Un solo foglio quadrata verde 20 cm x 20 cm, le istruzioni, e la pazienza di un Jedi :-)