Sarà una lunga estate Novembre 7, 2008
Inviato da Marco in : LHC , 26 commentiMercoledì scorso al run coordination meeting settimanale di ATLAS abbiamo ricevuto l’informazione ufficiale da LHC: l’ultimo magnete riparato dovrebbe scendere nel tunnel a fine Aprile 2009, e l’iniezione dei fasci non comincerà prima di Agosto 2009. Umpf. Accidenti, è come ti aggiungessero dei fogli addizionali al calendario, come se ti cambiassero di continuo il fuso orario. Merde, alors.
Ultimo test per LHC, poi in letargo Novembre 3, 2008
Inviato da Marco in : LHC , 24 commentiGiusto per tenervi informati. Oggi alle 15 LHC farà l’ultimo test accensione dei magneti previsto prima dello shutdown invernale: si tratta veramente dell’ultima occasione nel 2008 in cui i settori verranno alimentati a 7 kA, poi l’elio verrà tolto dappertutto e il macchinone andrà in letargo fino alla prossima primavera (riparazioni permettendo). A proposito, la settimana scorsa il settore 12 - quello che mostrerebbe qualche sintomo di quelli potenzialmente correlati all’incidente al settore 34 di beneamata memoria - é stato testato per bene e a fondo: nessun problema o danno evidente, ma onestamente non so dirvi di piu. Qui comincia a fare freddo, e i macchinisti sono molto abbottonati di questi tempi.
Inauguriamo, inauguriamo Ottobre 22, 2008
Inviato da Marco in : CERN, LHC, Politiche della ricerca , 22 commentiDa queste parti ieri ha avuto luogo la festa (mesta) di inaugurazione di LHC. A suo tempo i testoni dell’amministrazione, insieme con i delegati del consiglio del CERN, avevano deciso che lo champagne andava stappato comunque, anche con la macchina ferma per mesi e il morale di tutti un po’ basso. Certo, non avrebbero dovuto stupirsi che molte delle autorità previste abbiamo dato disdetta all’ultimo, adducendo malditesta improvvisi e appuntamenti dal dentista di corte. Peccato. Di tutta la giornata, pochi i punti salienti da ricordare.
Uno. La percentuale di tamarri autodipendenti tra i dipendenti del CERN è uguale a quella nella popolazione civile. Non siamo migliori. Nonostante la metà dei parcheggi del sito fosse chiusa per far spazio a giornalisti e VIP, e fosse stato esplicitamente chiesto di evitare le auto, praticamente nessuno ci ha rinunciato per venire al lavoro. Risultato: ogni centimetro quadrato di aiuola e marciapiede del CERN era coperta da macchine, veramente un’immagine splendida. Meno male che l’inaugurazione non se l’è cagata praticamente nessuno. Il sottoscritto - ligio al dovere come pochi - ha mollato l’auto nel parcheggio dell’asilo di Giulia, e se l’è fatta a piedi sotto la pioggia dal centro di Meyrin all’ufficio, per poi sentirsi un cretino di fronte al parcheggio selvaggio del resto del mondo.
Due. Sui baveri delle giacche degli italiani selezionati per accogliere ufficialmente le delegazioni campeggiavano adesivi con “cervello in fuga” o immaginette di “beata ignoranza”. Peccato che l’Italia non abbia inviato nessun responsabile politico che potesse apprezzarli. Ok, l’occasione non meritava (e la Gelmini avrebbe probabilmente preso i pomodori), ma tra la selva dei sottosegretari non potevano trovarne uno che fosse incuriosito dalla cucina molecolare del buffet ufficiale? Alla fine hanno spedito il capo delle delegazione italiana all’ONU di Ginevra, il più vicino in linea d’aria. A questo punto, italiano per italiano, il pizzaiolo della Meyrinoise aveva meno strada da fare.
Tre. I magneti di LHC esposti sulla rotonda di Saint Genis sono eccellenti per ospitare gli striscioni di una protesta. I francesi, che hanno pure loro dei problemini di tagli al numero di insegnati, lo hanno capito al volo e ne hanno approfittato. Certo, nel loro caso si è mosso il primo ministro (il presidente della repubblica era a chiacchierare con il presidente americano), motivo per il quale nel campetto di rugby dietro al CERN se ne stava ben appostata una squadra di CRS, la polizia francese dal manganello facile, pronta a menare le mani. I manifestanti di cui sopra hanno optato per la linea morbida, e abbandonato lo striscione in bella mostra sul magnete. Intorno alle 23 dovevano rimuoverlo i gendarmi sconsolati: anche questa è una buona strategia di protesta.
Quattro. E’ perfettamente possibile infilarsi di straforo al banchetto dei VIP, se si hanno insieme un po’ di fortuna, una faccia di tolla sufficiente, e la prontezza di mescolarsi ai camerieri che entrano dalla porta posteriore non presidiata dagli energumeni con l’auricolare. Il sottoscritto e un collega francese ci sono riusciti: la cucina molecolare valeva la pena di essere assaggiata (e il buffet per i comuni mortali non reggeva nemmeno lontanamente il confronto!). L’essere vestito da boscaiolo canadese quando tutti gli altri erano in giacca e cravatta è stato un dettaglio trascurabile, è bastato tenere costantemente in mente cosa riesce a fare Wolverine con un tenuta simile, e muoversi con leggerezza. Il fatto che i camerieri fossero italiani ha certamente aiutato, comunque. Anche il Marsala del 1988 tracannato di gusto appena entrati.
Cinque. Les Horrible Cernettes riscatterebbero qualunque serata.
Report sull’incidente a LHC Ottobre 17, 2008
Inviato da Marco in : Fisica, LHC , 15 commenti
Ieri sera il CERN ha rilasciato il report ufficiale sull’incidente a LHC del 19 settembre scorso, dopo che finalmente il tunnel è stato messo in sicurezza, l’elio evacuato, i magneti riscaldati a temperatura ambiente e qualcuno è potuto scendere e guardare di persona che cosa è successo. Come promesso dal Direttore Generale, il report arriva poco prima dell’inaugurazione ufficiale con gli alti papaveri, che avverrà martedì prossimo. Se siete pigri potrebbe bastarvi il comunicato stampa, ma consiglierei la lettura del fascicolo completo per i dettagli.
Ecco in tre parole che cosa è successo:
- L’incidente ha avuto luogo mentre si facevano i test sei magneti del Settore 34 con una corrente di circa 9 kA. Intorno alle 11:20 del 19 settembre la famosa connessione elettrica difettosa ha cominciato a dissipare potenza: si è osservato un picco di tensione resistiva di 1 V (chi si ricorda la legge di Ohm può facilmente calcolarsi di che resistenza stiamo parlando). Siccome il sistema non è capace di aumentare (e non vuole!) ancora la corrente con una dissipazione simile, ha staccato la tensione, facendo partire tutta le serie di operazioni di emergenza nel caso di un power abort. Fin qui tutto nella norma, e vi prego di notare che tutto questo è avvenuto in circa mezzo secondo.
- Nel giro di un altro secondo o poco più si è sviluppato un arco voltaico che avrebbe bucato il contenitore dell’elio, provocando un rilascio del gas nel vuoto di isolamento del criostato del magnete in questione (chi ha reminiscenze di fisica delle superiori può calcolarsi la potenza dissipata nella giunzione difettosa). Inoltre, il rialzo di temperatura ha prodotto un aumento anomalo della pressione dell’elio. Nel frattempo i magneti quenciavano un po’ dappertutto (che è buona cosa: niente freddo, meglio togliere la corrente. Si tratta di una misura di sicurezza standard) e altrettanto dappertutto il vuoto si degradava. Le valvole di sicurezza si aprivano per scaricare l’elio nel tunnel. di nuovo come misura di sicurezza. Qui sono iniziati i guai.
- Le valvole di sicurezza dell’elio hanno funzionato a dovere ovunque, tranne nel sotto-settore 23-25,dove non sono riuscite a contenere l’aumento di pressione. Risultato: in quella zona l’eccessiva pressione dell’elio contro le barriere che separano il vuoto tra i sotto-settori le ha danneggiate, e ha spinto talmente da scalzare qualche dipolo e quadrupolo di quel settore dai loro supporti, in certi punti arrivando persino a rompere gli ancoraggi sul pavimento del tunnel. Lo spostamento di questi magneti ha inoltre causato la rottura delle connessioni alla linea criogenica, per fortuna senza però comprometterne il vuoto. In totale nel tunnel sono state rilasciate 6 tonnellate di elio, 2 subito (che hanno saturato l’atmosfera cacciando via l’ossigeno, motivo per cui non si è potuti scendere subito a vedere), e circa altre 4 prima che si potessero richiudere le valvole.
La situazione attuale vede 5 quadrupoli e 24 dipoli al massimo da riparare, anche se l’ispezione è ancora in corso e il numero delle vittime potrebbe crescere. Per fortuna una rapida occhiata all’inventario ha mostrato che il CERN ha abbastanza pezzi di ricambio per rimpiazzare subito i magneti danneggiati (verrà fatto durante lo shutdown invernale). L’altra cosuccia da risolvere è la contaminazione dei tubi del vuoto del fascio (che devono essere ben puliti e spolverati per avere un vuoto come si deve), ma questo problema sembra essere limitato. Vedremo. Apparentemente il tempo e la forza lavoro necessari per completare le riparazioni sarebbero sufficienti.
Per concludere, il punto che mi sembra più importante: come fare a evitare che una simile problema si ripresenti nel futuro o altrove? I tecnici del fascio hanno passato parecchio tempo a riguardare le misure sui magneti, per cercare di capire se l’incidente abbia una sua “firma” caratteristica. Sembrerebbe proprio che abbiamo identificato alcuni aspetti delle misure che, col senno di poi, possono essere correlati a questa maledetta connessione elettrica difettosa, e stanno verificando se la “firma” appare anche altrove nel resto di LHC. Prima o poi ne sapremo di più.
Ah, e ovviamente si parla anche di migliorare il sistema di quench e di scarica dell’elio, ma questo mi sembra scontato.
Un caffè con l’Oca Settembre 29, 2008
Inviato da Marco in : Comunicazione, Divulgazione, Fisica, LHC, Scienza e dintorni, Vita di frontiera , 24 commentiGiovedì scorso Sylvie Coyaud, l’Oca sapiens, è passata al CERN a vedere di persona come stanno le cose. Tra gli altri, a Sylvie Se finite sul blog di Sylvie, date un occhio ai commenti, ci troverete qualche piccola indiscrezione in anteprima sulle ragioni del guasto a LHC. Non vi rovino la sorpresa, né ovviamente vi dirò chi ha detto cosa…
Update: grazie a Connie che mi ha mandato la scansione dell’articolo (e ricordato come può essere bella - e fredda! - Torino in autunno. Per fortuna che prevediamo di tornarci uno dei prossimi week-end: come si fa ad affrontare l’inverno senza una castagna d’india degli ippocastani del Valentino in tasca?).
Altro che due mesi Settembre 24, 2008
Inviato da Marco in : Fisica, LHC , 88 commentiLHC non ripartirà affatto in un paio di mesi. L’annuncio ufficiale è di ieri sera alle 20:45, traduco al volo:
Le indagini al CERN a seguito dell’importante fuga di elio nel settore 3-4 del tunnel di LHC hanno mostrato che la causa piu probabile dell’incidente sarebbe stata una connessione elettrica difettosa tra due magneti dell’acceleratore. Prima che una comprensione completa dell’incidente possa essere raggiunta, purtroppo, il settore dovrà essere portato a temperatura ambiente e i magneti coinvolti aperti per essere ispezionati. Questa operazione richiederà da tre a quattro settimane. I dettagli completi dell’indagine saranno resi noti una volta questa sarà completata.
[sezione con dichiarazione emotiva del direttore, taglio...]
Il tempo necessario per l’indagine e le riparazioni impedisce una riaccensione prima del periodo di manutenzione invernale obbligatoria del CERN, portando dunque la data della riaccensione del complesso degli acceleratori all’inizio della primavera 2009. I fasci di LHC seguiranno questa riaccensione.
[dichiarazione sulla complessità di LHC e su come questo tipo incedenti capitino, poi le dichiarazione di amicizia, stima e supporto degli altri laboratori, bla bla bla, taglio...]
In tutta sincerità: qui ce l’aspettavamo tutti. Ai meeting di ieri abbiamo iniziato a fare piani dando per scontato che non avremmo avuto collisioni nel 2008. Il che non toglie che la situazione sia, a dire poco, una grande scocciatura. Sopratutto per la manica di studenti di dottorato (soprattutto americani, non dappertutto è necessario toccare dati veri per diplomarsi) che vedono spostarsi la fine del loro PhD sempre più lontano. Su come occuperemo il tempo nei prossimi sei mesi vi faccio sapere non appena mi riprendo un po’ dalla botta
P.S. Apparentemente la festa di inaugurazione del 21 ottobre con i capi di stato e le autorità è confermata. Capisco che non sia banale cambiare l’agenda di un presidente o di un re, però…
Quanto accidenti è costato LHC? Settembre 23, 2008
Inviato da Marco in : LHC, Politiche della ricerca, Scienza e dintorni , 78 commentiBene, facciamo un bel respiro, e, nell’attesa che qualcuno qui al CERN si decida a dirci se quel “minimo due mesi” vuol dire che non avremo collisioni prima dell’anno nuovo, mettiamoci a parlare di cose serie. O meglio, mettiamoci a parlare di quello che la maggior parte della gente pensa essere la cosa più seria del mondo (il sottoscritto propende per mettere la pizza in cima alla lista, ma non conta). Ovvero, di soldi. Prima di metterci a disquisire sul senso della scienza e della ricerca pura, o peggio ammorbare ancora Oliver con una passeggiata didattica, leviamoci il sassolino dalla scarpa: quanto accidenti è costato LHC? Prima di metterci a discutere se ne valga la pena, e quali sono le motivazioni profonde di questo macchinone, sgombriamo il campo da equivoci: abbiamo veramente speso una fortuna? E poi: chi ha pagato?
Iniziamo dalle risposte facili. LHC da solo è costato 4.6 miliardi di franchi svizzeri, che sono circa 3 miliardi di euro. Aggiungiamo il costo dei quattro esperimenti, che per fare cifra tonda possiamo stimare ad altri 3 miliardini di euro. Che fanno 6 miliardi. Gasp. Un sacco di soldi, certo, rispetto allo stipendio - chessò - di un insegnante delle scuole medie italiane. Però il confronto non ci aiuta a capire se questi 6 miliardi sono realmente tanti o pochi (o peggio, se avrebbero potuto risolvere il problema della fame nel mondo, come qualche burlone insinua qua e là). Non abbiamo infatti un termine di paragone corretto, e stiamo dimenticando due dettagli importanti: uno, LHC non è opera di un singolo stato; due, LHC non è stato costruito (e pagato!) in un mesetto.
E dunque. Uno. LHC (come il CERN stesso) è il frutto dello sforzo condiviso di moltissimi stati. E’ un’opera mondiale, come ce ne sono poche altre al mondo. L’Italia, per esempio, che è uno dei maggiori finanziatori del CERN, contribuisce per circa il 12%. Che fanno dunque circa 720 milioni di euro.
Due. LHC e i suoi esperimenti sono stati progettati, costruiti e assemblati negli ultimi dieci anni. Allora, giusto per capirci, questo vuol dire che l’Italia ha contribuito in media con 72 milioni di euro all’anno negli ultimi dieci anni. Che, visto quanti siamo a vivere nel Bel Paese, fanno circa 1 euretto e 20 centesimi a testa per italiano per anno negli ultimi 10 anni. Adesso, se proprio volete fare un confronto, avete i numeri giusti. Non pensate potesse valere la pena di investire l’equivalente di un gelatino (due gusti, palline piccole, gelateria di periferia) all’anno negli ultimi dieci per costruire il più grande microscopio del mondo?
Se poi la cifra continua a sembrarvi troppo elevata, ecco un paio di numerelli da meditare. Negli ultimi dieci anni l’8 per mille del gettito fiscale, quello che viene destinato alle varie chiese italiane, ha reso cifre che oscillano tra i circa 700 e i circa 1000 milioni di euro all’anno. Che, chiariamoci, va benissimo, non sto mica contestando (per dire, il mio 8 per mille va da anni alla Chiesa Valdese). Serve soltanto a ricordare che (in media) negli ultimi dieci anni io ho destinato ai barbet della Val Pellice (che prendono in media il 10% dell’8 per mille) tanto quanto è andato alla costruzione di LHC. E fin qui va ancora bene. Quando ho scoperto che il costo totale di LHC è pari a quello che si spende nel mondo in pubblicità in una settimana, ecco, beh, io ci sono rimasto male. Oppure, giusto per restare sull’attualità più recente, non fa male neppure ricordare che il costo di LHC è pari a un centesimo della manovra finanziaria di salvataggio delle banche d’affari americane da parte del governo statunitense. E potrei continuare (nella mia lista personale vengono subito dopo: il confronto con le spese militari italiane - tutto LHC costa come 3 bombardieri B-2, quelli invisibili - , con il costo della guerra in Iraq, con i contratti dei calciatori, con…).
Allora, adesso qualcuno mi dirà che zio Paperone ha ben iniziato con un nichelino, e che quel famoso euro e venti a testa all’anno avremmo potuto usarlo per fare altro. Vero. Diciamo che io sono personalmente contento di aver rinunciato a un gelatino all’anno per finanziare il più grande esperimento scientifico del mondo.
P.S. Prima che qualche furbetto chieda. Si, certo, LHC ha anche bisogno di funzionare, una volta costruito. E questo, quanto costa? Un numero al volo: il budget annuale del CERN, che comprende tutto (la corrente, i cacciaviti, il mio stipendio, la carta della stampante, …) è circa uguale a quello dell’ospedale di Ginevra, ovvero di un bell’ospedale di una grande città. O di una grande università. Di nuovo da dividere tra gli stati membri. All’Italia costa come un reparto di ostetricia, o di archeologia partico-sassanide, più o meno.