Allora, Sidroga? Settembre 21, 2008
Inviato da Marco in : Famiglia, Vita di frontiera , 10 commentiNella zona di Ginevra l’estate dura al massimo cinque settimane. Nella migliore delle ipotesi inizia l’ultima settimana di luglio, e per fine agosto è finita. Da queste parti il detto frusto “non ci sono più le mezze stagioni” trova la sua più squisita realizzazione. Prima del 23 luglio è praticamente sempre autunno, che in linea di principio sarebbe anche una mezza stagione, a patto però che abbia luogo dopo agosto. In caso contrario, conta come iattura, non come stagione. Dopo il 31 agosto arriva direttamente l’inverno. In entrambi i casi, si tratta sempre di transizione del prim’ordine: quest’anno il 31 agosto c’erano 31 gradi, il primo settembre 13.
Ci sono due effetti collaterali legati a questo simpatico microclima. Uno: se non si è felici, sereni ed equilibrati più della media mondiale, si cade inevitabilmente in depressione. D’altronde, provate ad andare in giro con i pantaloni di velluto, il maglione irlandese e le pedule il 12 luglio. Anche ai montanari irriducibili come il sottoscritto scatta una voglia di infradito, tanto incontenibile quanto frustrata. Due: il salto tra 31 e 13 gradi farebbe ammalare anche un toro in overdose di penicillina.
Nelle ultime due settimane a casa nostra abbiamo collettivamente avuto quattro raffreddori, tre bronchiti di varia entità e un’otite; consumato mezz’etto di paracetamolo in varie forme, consistenze e colori, per non parlare degli antibiotici e delle aspirazioni nasali di chi il naso non sa ancora soffiarselo. Ma il medicinale migliore che ci sta traghettando fuori da nottate di tossi e catarri è una miracolosa tisana svizzera “contro i raffreddamenti” (che in Svizzera possono essere molti, si sa!) della prestigiosa marca “Sidroga”. Sì, si chiama proprio cosi`. Sidroga. Da due settimane Irene dopo cena mi guarda con aria complice e mi domanda “Allora, si droga?”, E io: “Si droga, si droga…”. E poi prepariamo il beverone. Aahhh.
L’italiano non era lingua nazionale in Svizzera? Settembre 9, 2008
Inviato da Marco in : Famiglia, Vita di frontiera , 3 commentiOggi sono andato a pagare la prima rata dell’asilo di Giulia (e a bermi un cordiale subito dopo, per riprendermi dallo shock finanziario, ma questa è un’altra storia). Allora, Giulia si chiama “GIULIA”. D’accordo, avremmo potuto chiamarla “Julia” e rendere la vita più facile ai francofoni ginevrini, epperò sta benedetta metropoli internazionale dovrebbe pur farcela a scrivere i nomi correttamente (non dico a pronunciarli, questo è al di sopra delle possibilità del 98% dei francofoni e ci abbiamo rinunciato eoni fa). E invece no. Il contratto dell’asilo è intestato a “GIULLA” Delmastro. Che nostra figlia abbia un avvenire da giullare non mi dispiace, ma dovrebbe scegliere lei, non credete? Abbiamo chiesto dunque che correggessero il nome. Detto, fatto. La fattura dell’asilo adesso è intestata a “MARC” Delmastro, che deve pagare la retta di “GULLIA” Delmastro. Geniale. Forse esiste una regola grammaticale francese che impedisce di avere più di due “I” in un nome proprio? L’italiano non era lingua nazionale in Svizzera?
Etichette e buste Giugno 16, 2008
Inviato da Marco in : Famiglia, Vita di frontiera , 1 commento finoraNon c’è niente da fare, i bambini sono degli esserini pacchiani. Privi di gusto, con una certa propensione per il kitsch e il bruttino. Tu hai un bel comprare loro graziosi giochini in legno ecologici ed educativi, o simpatici pupazzetti di bonari animaletti realizzati in stoffe color pastello, oppure sonaglini intelligenti che svilupperebbero la mente: non appena dalla cantina di un amico esce il primo trabiccolo in plasticaccia bianca rigorosamente “made in China” con appeso un brutto e rumorosissimo coniglio rosa shocking, beh, puoi stare sicuro che diventerà il loro gioco preferito. Altro che bonaria ecologica morbidezza educativa. Balle! Il gioco deve fare rumore e casino, e se possibile essere vistoso: in questo, nulla può competere con le cineserie. A giudicare dalla faccia entusiasta, direi che a oggi il pupazzo preferito di Giulia è una papera giallo limone con un ridicolo cappellino rosa, che starnazza elettronicamente “quack quack quack” se le si pigia la coda. Quando l’abbiamo ereditata stavo per buttarla, mia figlia mi ha subito rimesso ben in riga nella mio pregiudizio aristocratico. Tiè.
Non che poi il giocattolo in sé sia veramente necessario: nell’ottica di “vistoso-e-rumoroso”, a cinque mesi nulla può battere due cose: le etichette stesse dei giocattoli, e la carta. Avete presente quelle lunghe strisce bianche che spuntano dalla coda di orsetti e conigli per proclamare l’origine “made in Vietnam” e spiegare ai genitori come lavarli? Quelle che uno di solito si affretta a tagliare via? Meno male che quanto a tagliare via siamo pigri: ragazzi, quello è il divertimento! Il gioco in sé non è che un mero supporto! E-ti-chet-ta! Yum, saporita al gusto e rumorosa al tatto, che spunti bianca e riconoscibile da questo inutile e silenzioso oggettino, etichetta, io ti amo - dicono gli occhi di Giulia - e più sei grande meglio è. Quanto alla carta, anch’essa è in cima alla classifica del gusta e del rumore. Giulia potrebbe passare le ore (ok, d’accordo, le decine di minuti) a sfogliare, strappare e tentare di consumare il catalogo Ikea o l’ultimo numero di Alp. Più la carta scricchiola e si scioglie in bocca meglio è: valgono gli stessi criteri dello scartoccio da cerbottana. Credo adorerebbe Novella 2000. Bene. Ma in assoluto preferite sono le buste in carta strariciclata con la finestrina in plastica trasparente per l’indirizzo: al contatto con la saliva si disfano meglio dei plasmon, e intanto, gente, scri-cchio-la-no! In cima alla classifica di Giulia ci sono quelle della Brigata del Traffico di Ginevra, che nell’ultima settimana deve aver trovato il modo di scoprire dove abitano tutti i possessori di auto in targa verde, e sta inondando i cernioti di multe. A me, due volte 120 franchi per aver sfrecciato a ben 61 e 63 chilometri all’ora nell’abitato di Meyrin, violentando i rigidi 50 all’ora svizzeri. Maledetti. Se non fosse per le buste sarei pure arrabbiato.
Trasloco! Maggio 27, 2008
Inviato da Marco in : Famiglia, Vita di frontiera , 4 commentiScusate l’assenza, ma abbiamo appena traslocato, e siamo ancora nei cartoni…


Rivedere le priorità, ripensare il tempo Febbraio 25, 2008
Inviato da Marco in : Famiglia, Geek attitude, Idee e sperimentazioni, Life hacking, Scienza e dintorni , 7 commentiL’arrivo di un figlio cambia la vita, e il cambiamento non ve lo vengo mica a raccontare su queste pagine, che è una cosa troppo intima e grossa per chiacchierarne pubblicamente. Epperò ci sono alcune riflessioni legate all’approdo di Giulia che potrebbe valere la pena discutere qui, e ho deciso che per queste farò un’eccezione. Tra le tante, una delle conseguenze di un nuovo membro della famiglia c’è il cambiamento radicale dell’organizzazione del tempo, in particolare di quello lavorativo.
Premessa: Giulia per ora (incrociamo le dita) sembra voler concorrere al premio “neonato modello”: mangia bene e tanto, piange il giusto e lecito e nulla più, ultimamente (ed ha a malapena due mesi) dorme serenamente sette o otto ore per notte: dunque Irene ed io non abbiamo occhiaie pazzesche, io non mi addormento durante le riunioni, e riesco a lavorare circa quanto e come prima. Ma. Ci sono attività che popolavano le mie giornate lavorative che non posso (e voglio!) più permettermi. Nel passato pre-Giulia era abbastanza normale riservare alcune delle attività tipiche del mestiere di ricercatore alle sere o ai weekend, attività che ora non sono più assolutamente all’ordine del giorno. La calma della sera era spesso spazio per la lettura di un articolo stampato all’ultimo minuto prima di uscire dall’ufficio, o alla correzione di un testo, o alle risposte alle email rimaste inevase durante la giornata. Chi scambierebbe una qualunque di queste attività con il bagnetto della propria figlia, il canto della ninna nanna, due chiacchiere con la moglie, il cambio di un pannolino? Non io. Eppure non posso mica smettere di tenermi aggiornato su quello che succede nel caotico mondo della fisica delle particelle, o lasciare che nella mia posta elettronica si accumulino decine di messaggi.
E allora, più o meno dall’inizio dell’anno, ho iniziato a riflettere su come organizzare meglio il mio tempo, rendere più efficienti le mie ore in ufficio, gestire i miei contatti, minimizzare le interruzioni che sembrano inevitabili per chi come me lavora la building 40 del CERN, meta del pellegrinaggio semi-continuo di tutti gli adepti di ATLAS e CMS. A due mesi di distanza, dopo avere visitato parecchi siti web dedicati all’organizzazione del tempo, aver comprato e letto Getting Things Done di David Allen, aver ascoltato un interessante podcast di un fisico dell’MIT sull’argomento, aver rivisto il mio sistema di todo list e fatto una serie di buoni propositi su come spendere e mie giornate al CERN sono pronto a trarre qualche conclusione intermedia. Restate sintonizzati, ce n’è d’interessante anche se non avete (ancora) prole.
Benché siano con voi, non vi appartengono Febbraio 1, 2008
Inviato da Marco in : Famiglia, Tentazioni metafisiche, Zen da taschino , 1 commento finoraI vostri figli non sono vostri figli.
Sono figli e figlie del desiderio ardente
che la Vita ha per se stessa.
Essi vengono per mezzo di voi,
ma non da voi.
E benché siano con voi,
non vi appartengono.Potete dar loro il vostro amore
ma non i vostri pensieri,
poiché essi hanno i loro pensieri.Potete dar alloggio ai loro corpi,
ma non alle loro anime,
poiché le anime
dimorano nella casa del domani,
che voi non potete visitare
nemmeno nei vostri sogni.Potete sforzarvi di essere come loro:
non cercate però di renderli come voi.
La vita, infatti, non torna indietro
né indugia sul passato.Voi siete gli archi
dai quali i vostri figli
come frecce viventi son lanciati.
L’arciere vede il bersaglio
sul sentiero dell’infinito
e vi piega con la sua potenza
perché le sue frecce
volino veloci e lontane.Lasciatevi piegare con gioia
dalla mano dell’Arciere;
poiché come egli ama la freccia che vola
così ama pure l’arco che è ben saldo”.“I figli”, Khalil Gibran
E’ arrivata Giulia! Dicembre 29, 2007
Inviato da Marco in : Famiglia , 7 commenti
Giulia ha deciso si sbarcare su questa Terra il 23 dicembre alle 21.15. Non è stato un atterraggio dei più facili: vuoi la pigrizia o il freddo di Ginevra, Giulia non voleva saperne di abbandonare la mamma, e alla fine un taglio cesareo si è reso necessario per aiutarla a venire fuori a scoprire il mondo. Nonostante questo, sia lei che Irene stanno benone. All’arrivo Giulia pesava 3.490 kg, e stendendola per bene (cosa non esattamente banale…) misura 49.5 cm, in aumento… Nel giro di qualche giorno ha perso il peso lecito e l’ha subito recuperato: potenza del latte e della pazienza materna! Giulia è tornata a casa oggi, mangia e dorme e fa ingelosire Oliver. Suo padre è irrimediabilmente innamorato.
